Così cantava un tempo Renato Zero; questa canzone mi è tornata in mente leggendo una singolare notizia comparsa su un quotidiano di qualche giorno fa. In sintesi, una trentenne romana ha aperto un blog con un unico post in cui dichiara di offrirsi per una notte a chiunque le possa procurare un lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio di 1.300 euro al mese (insomma un normale e dignitoso lavoro VERO). Siamo arrivati davvero a raschiare il fondo del barile: pensavo che si dovesse scendere a compromessi solo per sfondare nel mondo dello spettacolo (vedi le notizie-tormentone di quest’estate sulle varie vallette “generose”) e posso capirlo perchè la posta in gioco è ben più alta, si parla di stipendi 10 volte maggiori di quelli di un semplice impiegato. E’ deprimente pensare che una persona presumibilmente di sani principi, come si diceva una volta, sia talmente esasperata da una sequela di lavori a progetto, a termine, a nero, e tutti probabilmente mal pagati, da arrivare a rinunciare alla propria integrità ed ai propri principi (con i quali notoriamente non si mangia nè si paga l’affitto).
La prima cosa che ho pensato, però, è stata: magari fosse così facile! Mi sembra in realtà una non-notizia; probabilmente ci sono migliaia di giovani in Italia che sarebbero disposti a fare un baratto di questo genere. La situazione del lavoro in questo paese è disastrosa, grazie anche ad una legge che molti si ostinano a chiamare “Biagi”, ma che in realtà non lo è. Vi faccio il mio esempio: lavoro a nero circa 50 ore alla settimana per uno stipendio di 1000 euro al mese, ovviamente senza tredicesima; faccio circa 600 km alla settimana con la mia auto e mi viene rimborsata la benzina ma non l’usura (la macchina cade a pezzi) perchè, dicono, è compresa nello stipendio (!). Tutto questo a 33 anni e con in tasca una inutilissima laurea in economia e commercio (voto di laurea 107). Purtroppo ho fatto un solo errore: una volta laureato ho voluto subito iniziare a lavorare e guadagnare, pensando (ingenuo!) che circa 20 anni di studio fossero sufficienti e che fosse tempo di iniziare la mia vita da adulto, rendermi indipendente e vivere con il mio ragazzo. Sono passato da un lavoro nero all’altro, con una breve pausa “a progetto”, sempre svolgendo mansioni per cui sarebbe stata sufficiente la maturità (perchè se non hai esperienza te la devi fare lavorando gratis o quasi). Insomma, avrei dovuto gravare sui miei genitori ancora per qualche anno se avessi voluto sperare di trovare un lavoro minimamente qualificato. E purtroppo non sono l’unico: molti fanno stages o tirocini non retribuiti (ci sono aziende che con questi espedienti ricoprono posizioni vacanti senza fare mai vere e proprie assunzioni), molti non arrivano a guadagnare neanche 1000 euro, molti saltano continuamente da un lavoro all’altro…
Se questa è la situazione, e lo è, non credo davvero che ci debba stupire l’iniziativa della ragazza cui fa riferimento l’articolo. Al contrario, mi voglio congratulare con lei per aver portato una volta di più l’attenzione su un problema grosso come un macigno (o meglio come un iceberg) e colgo l’occasione per segnalare anche la mia disponibilità, se ci fosse qualche datore di lavoro dai gusti un pò particolari….
Inoltre, mi sono messo anche a fare due conti: considerando lo stipendio (e poi la pensione) come la rata di una rendita perpetua, ho calcolato il suo valore attuale con la formula che chiunque ha studiato ragioneria conosce; ebbene, considerato un tasso del 2% annuo, quella unica notte di passione vale la bellezza di 780.000 euro: una delle marchette più care della storia!”
Gabriele.